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	<title>servizi pubblici - Il Gazzettone</title>
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		<title>Il capodanno fiscale negli USA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Sep 2025 17:44:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il weekend si avvicina e negli Stati Uniti aleggia la consueta minaccia dello shutdown federale: il Congresso non ha ancora partorito un accordo sul budget, e il giorno del giudizio…</p>
<p>The post <a href="https://www.ilgazzettone.it/il-capodanno-fiscale-negli-usa/">Il capodanno fiscale negli USA</a> first appeared on <a href="https://www.ilgazzettone.it">Il Gazzettone</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il weekend si avvicina e negli Stati Uniti aleggia la consueta minaccia dello shutdown federale: il Congresso non ha ancora partorito un accordo sul budget, e il giorno del giudizio fiscale – cioè la scadenza del 30 settembre, fine dell&#8217;anno fiscale – incombe puntuale come la pioggia nel weekend. </p>



<p>I titoli dei giornali preconizzano servizi pubblici fermati, dipendenti federali costretti a improvvisarsi creativi nella gestione delle finanze, e parchi nazionali che potrebbero finalmente prendersi una meritata pausa dal turismo di coppie di italiani in viaggio di nozze.<a href="https://edition.cnn.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p>In realtà, la storia è più vecchia di me. Il balletto sul budget si consuma pressoché ogni anno e la disputa è sempre la stessa: le infinite fazioni del Congresso bloccano il meccanismo statale in nome di interessi opposti e visioni paradossali della funzione pubblica. </p>



<p>La pratica dello shutdown si è affermata a partire dal 1976, quando il moderno processo di bilancio fu introdotto. Da allora, il paese ha vissuto ben venti episodi di blocco amministrativo, con pochi veri shutdown storicamente significativi. </p>



<p>I più lunghi e dolorosi sono recenti: nel 1995-96 lo scontro tra Bill Clinton e il Congresso repubblicano portò a uno stop di 21 giorni, battuto dal blocco di 35 giorni tra dicembre 2018 e gennaio 2019, nato attorno a una disputa tra la Casa Bianca di Trump e una Camera dominata dai democratici sul finanziamento del muro con il Messico. Nel 2013, il Congresso si fermò per 16 giorni sulle coperture dell&#8217;Affordable Care Act (Obamacare). In media, lo shutdown è frutto di divisioni politiche cristallizzate, dove la legislatura esercita il proprio potere di bilancio come arma negoziale, mentre il Presidente può solo frapporre il veto e attendere che Camera e Senato trovino un compromesso.<a href="https://www.youtrend.it/2019/01/17/usa-shutdown-trump-2019/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p>Gli attori principali, questa volta, si azzuffano su sicurezza dei confini, spese per la difesa e altre sacre vacche della politica americana. Il presidente Trump, le cui inclinazioni per la suspense sembrano perfettamente allineate con i cliffhanger degni di una telenovela argentina, non fa mistero del fatto che un eventuale shutdown potrebbe rivelarsi “giusto”: una potatura necessaria contro i rami secchi del bilancio.<a href="https://www.bloomberg.com/news/videos/2025-09-27/balance-of-power-9-26-2025-video" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p>Il rischio di chiusura non è solo uno spettacolo per la stampa, ma la manifestazione più limpida di quanto sia fragile il patto sociale statunitense sullo Stato. Per gli appassionati di mercati liberi e Stato minimo – quelli che vedono nella chiusura del governo un esperimento pratico di privatizzazione forzata – lo shutdown ha un singolare fascino didattico. È la caricatura della tesi anarco-capitalista: meno Stato, meno problemi. Le agenzie pubbliche restano ferme, i servizi si rimpiccioliscono fino a diventare asintotici, la popolazione riscopre l’incertezza delle regole e i mercati fanno stretching in attesa che qualcuno riaccenda la luce.<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Anarcocapitalismo" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p>Ma il vero dramma non è la sospensione dei servizi, bensì l’assenza di una narrazione chiara: che senso ha uno Stato che ogni anno va incontro al rischio di spegnersi per mancanza di fondi? L’ironia è che il governo statunitense – motore della più grande economia del mondo – deve mendicare consenso dai suoi stessi rappresentanti, come un impiegato che chiede anticipo sulle ferie. Sotto questa patina tragicomica, la realtà riemerge: lo shutdown non è altro che una serie TV, rinnovata ogni stagione, che pochi pagherebbero su Netflix se non fosse che i protagonisti sono dotati di atomiche e di poteri regolatori su Wall Street.</p>



<p>Forse anche qui, come nel complesso militare US, servirebbe una IA per gestire le finanze pubbliche con logica ferrea e zero isterismi. Altrimenti, ai mercati e ai cittadini non resta che trattenere il fiato, godersi lo spettacolo e ricordare che, almeno per qualche giorno, il sogno di uno Stato che non disturba nessuno smette di essere solo un sogno.</p><p>The post <a href="https://www.ilgazzettone.it/il-capodanno-fiscale-negli-usa/">Il capodanno fiscale negli USA</a> first appeared on <a href="https://www.ilgazzettone.it">Il Gazzettone</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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