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	<title>Economia - Il Gazzettone</title>
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	<title>Economia - Il Gazzettone</title>
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		<title>La Cina rallenta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2025 17:35:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Filiera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Cina sta attraversando un significativo rallentamento della sua attività produttiva. Questo fenomeno, alimentato da molteplici cause strutturali e congiunturali, ha importanti implicazioni non solo per l’economia cinese, ma anche…</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Cina sta attraversando un significativo rallentamento della sua attività produttiva. </p>



<p>Questo fenomeno, alimentato da molteplici cause strutturali e congiunturali, ha importanti implicazioni non solo per l’economia cinese, ma anche per l’Europa e l’Italia, strettamente intrecciate con il gigante asiatico attraverso la catena globale del valore.</p>



<p>Il rallentamento è attribuibile principalmente a una domanda interna debole, causata dal calo degli investimenti nel settore immobiliare – in crisi ormai da oltre due anni –, e dalla ridotta spesa delle famiglie, frenate dall’incertezza economica e da un mercato del lavoro sottotono, con un tasso di disoccupazione giovanile che supera il 20%. A ciò si somma la contrazione delle esportazioni, in particolare verso gli Stati Uniti, a causa di tensioni commerciali e tariffe crescenti che rallentano i flussi di merci. </p>



<p>La crescita della produzione industriale si è attestata al 5,2% ad agosto, il valore più basso in un anno, mentre i profitti industriali sono cresciuti di appena lo 0,9%.</p>



<p>Per Europa e Italia, il rallentamento cinese rappresenta un campanello d’allarme. L’Unione Europea è uno dei principali partner commerciali della Cina e dipende fortemente dalle forniture di materie prime e componenti industriali. Una flessione nella produzione cinese può creare interruzioni nelle catene di approvvigionamento, aumentando i costi di produzione e ritardando le consegne in settori chiave come l’automotive, la tecnologia e la moda.</p>



<p>Inoltre, le esportazioni italiane verso il mercato cinese potrebbero essere penalizzate dall’indebolimento della domanda nel gigante asiatico, influenzando negativamente la bilancia commerciale e la crescita economica nazionale.</p>



<p>Il momento attuale invita a riflettere sull’importanza di diversificare i mercati di approvvigionamento, e di potenziare la resilienza delle filiere produttive in Europa, evitando eccessive dipendenze. Il rallentamento della Cina è una sfida e un’opportunità per le economie europee di ripensare la propria posizione all’interno della globalizzazione, puntando su flessibilità, innovazione e governance internazionale.</p>



<p>Fonti per dati e approfondimenti: National Bureau of Statistics Cina, Reuters, CNBC</p><p>The post <a href="https://www.ilgazzettone.it/la-cina-rallenta/">La Cina rallenta</a> first appeared on <a href="https://www.ilgazzettone.it">Il Gazzettone</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>La FED non abbassa la guardia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2025 17:30:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Federal Reserve]]></category>
		<category><![CDATA[Inflazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Federal Reserve, banca centrale degli Stati Uniti, ha lanciato un allarme inflazione, prevedendo che questa rimarrà sopra l’obiettivo del 2% fino almeno al 2028. Questa previsione di un’inflazione persistente…</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Federal Reserve, banca centrale degli Stati Uniti, ha lanciato un allarme inflazione, prevedendo che questa rimarrà sopra l’obiettivo del 2% fino almeno al 2028. </p>



<p>Questa previsione di un’inflazione persistente per quasi un decennio rappresenta un segnale cruciale per l’economia globale e ha ripercussioni dirette anche per l’Europa e l’Italia.</p>



<p>Un’inflazione protratta in territorio elevato costringe la Federal Reserve a mantenere i tassi di interesse alti più a lungo, una scelta che rallenta la crescita economica e condiziona i mercati finanziari internazionali. Questo si traduce in un effetto domino che da Washington arriva fino a Bruxelles e Roma, influenzando i corsi valutari, i costi di finanziamento e le politiche monetarie europee.</p>



<p>Tassi USA elevati possono rafforzare il dollaro rispetto all’euro, rendendo le esportazioni europee meno competitive. Inoltre, alzare i tassi oltreoceano può spingere verso rialzi anche da parte della Banca Centrale Europea, con conseguenze su mutui, prestiti, e investimenti nel Vecchio Continente.</p>



<p>Il quadro si complica ulteriormente se si considerano i prezzi delle materie prime e l’incertezza geopolitica, soprattutto la questione Ucraina: fattori che possono alimentare ulteriormente la pressione inflazionistica</p><p>The post <a href="https://www.ilgazzettone.it/la-fed-non-abbassa-la-guardia/">La FED non abbassa la guardia</a> first appeared on <a href="https://www.ilgazzettone.it">Il Gazzettone</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Sei nuovi bonus per aiutare le famiglie italiane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2025 16:56:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[bonus]]></category>
		<category><![CDATA[bonus elettrodomestici]]></category>
		<category><![CDATA[bonus psicologo]]></category>
		<category><![CDATA[carta famiglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’arrivo dell’autunno si apre una nuova e immancabile stagione di bonus per le famiglie italiane. Il governo ha destinato 1,7 miliardi per sei nuovi aiuti economici, ognuno disegnato con…</p>
<p>The post <a href="https://www.ilgazzettone.it/sei-nuovi-bonus-per-aiutare-le-famiglie-italiane/">Sei nuovi bonus per aiutare le famiglie italiane</a> first appeared on <a href="https://www.ilgazzettone.it">Il Gazzettone</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l’arrivo dell’autunno si apre una nuova e immancabile stagione di bonus per le famiglie italiane. </p>



<p>Il governo ha destinato 1,7 miliardi per sei nuovi aiuti economici, ognuno disegnato con la consueta precisione burocratica che tutti amiamo: regole complicate, fondi limitati, e una corsa contro il tempo per presentare domanda prima che il portafoglio della Pubblica Amministrazione si svuoti.</p>



<h6 class="wp-block-heading">Bonus psicologo: l’aiuto per la salute mentale</h6>



<p>Se la pandemia vi ha lasciato qualche segno, ecco un bonus fino a 1.500 euro per fare sedute di psicoterapia, a patto che abbiate un reddito non troppo alto. Ma attenzione, i soldi bastano per poco più di 6mila persone, quindi sarà una sorta di lotteria sociale. </p>



<h6 class="wp-block-heading">Bonus elettrodomestici: rottama e risparmia</h6>



<p>Volete cambiare la vecchia lavatrice o il frigorifero? Potete ottenere uno sconto fino al 30% (max 100 euro) se siete veloci a fare domanda e se rottamate il vecchio apparecchio. Dietro a questo bell’aiuto c’è una piattaforma elettronica gestita da enti pubblici, così la burocrazia festeggia con un altro click day, l’evento social più atteso dell’anno per chi non ha niente da fare.</p>



<h6 class="wp-block-heading">Bonus per le mamme lavoratrici</h6>



<p>Fate la bella vita perché vivete con un reddito da lavoro sotto i 40mila euro e almeno due figli a carico? Potete portare a casa una tantum 480 euro, ma dovete aver lavorato tutto l’anno e fare richiesta all’Inps, sperando che il sistema non vi faccia impazzire prima. Colf e badanti invece possono restare fuori dai giochi, perché anche la solidarietà sociale dello Stato rispetta l&#8217;ordine delle classi sociali.</p>



<h6 class="wp-block-heading">Bonus auto elettrica e mobilità green</h6>



<p>Gli incentivi per chi compra un’auto elettrica (fino a 11mila euro) sono pensati soprattutto per chi vive in alcune aree urbane e ha un reddito basso. Insomma, una filosofia “verde” che vi fa spendere tutti i soldi che avete messo da parte, se ne avete l&#8217;inclinazione. Continua a mancare: colonnine di ricarica e una tariffa europea di acquisto di KWH, ricaricare alle colonnine fast oggi non conviene affatto.</p>



<h6 class="wp-block-heading">Carta “Dedicata a te” e Dote Famiglia</h6>



<p>La &#8220;Carta Dedicata a Te&#8221; è un bonus di 500 euro in forma di carta prepagata, destinato a nucleo familiari con ISEE sotto 15.000 euro, per comprare beni alimentari essenziali. Niente alcolici perché lo Stato deve insegnarti sempre come spendere i soldi, e &#8211; se li vinci a questa lotteria &#8211; devi usarli per forza entro febbraio 2026.</p>



<h6 class="wp-block-heading">Il “click day”: la gara al bonus</h6>



<p>Come per tutte le cose belle in Italia, i fondi sono limitati. Chi si siede davanti al pc al momento giusto può sperare di portarsi a casa qualcosa; gli altri si arrabattino a lavorare 8 ore al giorno, e ringrazino il loro Dio di avere un reddito.</p>



<h6 class="wp-block-heading">L&#8217;unico bonus buono è il taglio delle imposte (che non avverrà)</h6>



<p>Quella dei bonus è la ciliegina sulla torta del “welfare temporaneo”. Un sistema che, per quanto benintenzionato, non fa altro che mantenere le famiglie dipendenti da provvidenze statali sempre in bilico, con regole che cambiano come il vento e fondi insufficienti per far fronte alle vere necessità.</p>



<p>L’apparato statale si diletta a distribuire briciole, costruendo un teatrino della “solidarietà” che non affronta il problema di fondo, cioè la libertà economica e la capacità di autonomia delle persone. Questi sussidi, frutto di anni di interventi frammentari, mantengono il cittadino nella condizione di “beneficiario” piuttosto che di protagonista della propria vita economica.</p>



<p>La corsa al click day ne è la metafora più calzante: l’accesso a questi aiuti è affidato più al caso e alla velocità della connessione che a un reale bisogno o merito, acuendo le disuguaglianze.</p>



<p>Sarebbe forse più utile, e soprattutto più giusto, pensare a una riduzione drastica degli obblighi e della tassazione che frenano le famiglia, restituendo fiducia e libertà di investimento e spesa.</p>



<p>Questi bonus, come tutti i bonus, rappresentano la conferma che il sistema economico attuale preferisce distribuire qualche briciola piuttosto che liberare davvero le capacità produttive delle famiglie e dei singoli.</p><p>The post <a href="https://www.ilgazzettone.it/sei-nuovi-bonus-per-aiutare-le-famiglie-italiane/">Sei nuovi bonus per aiutare le famiglie italiane</a> first appeared on <a href="https://www.ilgazzettone.it">Il Gazzettone</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>L&#8217;oro sempre più caro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Sep 2025 16:38:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[bene rifugio]]></category>
		<category><![CDATA[oro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’oro continua a salire di prezzo da più di tre anni e recentemente la sua crescita è stata molto rapida, come non si vedeva da molto tempo. Però, guardando al…</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’<strong>oro</strong> continua a salire di prezzo da più di tre anni e recentemente la sua crescita è stata molto rapida, come non si vedeva da molto tempo. Però, guardando al di fuori dei mercati finanziari, la situazione non è così solida. Oggi infatti il prezzo dell’oro cresce soprattutto perché gli investitori lo comprano molto, spaventati dai rischi economici e politici in tutto il mondo. Inoltre, si pensa che i tassi di interesse diminuiranno e che il dollaro, considerato finora un luogo sicuro per i soldi, non lo sia più del tutto.</p>



<p>Il settore dove si compra più oro è quello della gioielleria, ma qui la domanda sta calando, soprattutto in Cina e India. Questi paesi sono tra i maggiori consumatori di oro e nei mesi di festa le vendite sono state deludenti. Anche le banche centrali, che per anni hanno comprato oro per le loro riserve, hanno ridotto gli acquisti del 33% tra la prima e la seconda parte del 2025. Nel primo semestre del 2025 hanno comprato 415 tonnellate, che è il 20% in meno rispetto all’anno scorso e il numero più basso dal 2022, anno in cui il prezzo ha cominciato a salire parecchio.</p>



<p>Il valore dell’oro in dollari è raddoppiato negli ultimi anni e solo nel 2025 è aumentato di oltre il 40%. Il prezzo ha toccato 3.791 dollari per oncia, il punto più alto anche se si considera l’inflazione, superando il record del 1980.</p>



<p><strong>La corsa dell’oro potrà continuare, perché c’è ancora molto interesse da parte di chi investe, ma questo dipenderà da quanto a lungo gli investitori saranno disposti a pagare così tanto. </strong></p>



<p>In Cina, per esempio, il consumo di oro per gioielli ha toccato il minimo da 15 anni, e le importazioni tramite Hong Kong sono calate del 39%. Sul mercato reale, l’oro viene scambiato a un prezzo inferiore rispetto a quello ufficiale.</p>



<p>Chi invece compra oro per investimento è molto attivo: i fondi che raccolgono oro (ETF) hanno acquistato oltre 560 tonnellate quest’anno, per un valore superiore a 57 miliardi di dollari. A questo si aggiunge la domanda da parte delle “stablecoin”, monete digitali ancorate al dollaro, che usano titoli di Stato americani come garanzia, creando nuova domanda di oro.</p>



<p>La Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti, ha uno strumento che può aiutare a stabilizzare il mercato dei titoli di Stato e fornire liquidità in caso di difficoltà. Questo aiuta a mantenere stabile anche il mercato dell’oro. Inoltre, negli ultimi mesi è stato proposto di alleggerire alcune regole che penalizzavano le banche se compravano titoli di Stato, per rendere più facile per loro investire in oro.</p>



<p>Infine, un indicatore chiamato Move, che misura quanto il mercato teme variazioni improvvise nei titoli di Stato americani, è ai minimi. Questo significa che il mercato è stabile e le banche possono prestare più soldi usando titoli di Stato come garanzia, aumentando così la liquidità disponibile anche per altri investimenti, compresi quelli rischiosi come l’oro.</p>



<p>Per chi vuole investire, la situazione resta incerta, ma l’oro continua a essere un punto di riferimento importante.</p><p>The post <a href="https://www.ilgazzettone.it/loro-sempre-piu-caro/">L’oro sempre più caro</a> first appeared on <a href="https://www.ilgazzettone.it">Il Gazzettone</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Italia meglio di Francia e Germania, ma&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Sep 2025 16:33:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell&#8217;ultima settimana è circolata con insistenza la voce secondo cui l’Italia starebbe superando &#8220;economicamente&#8221; (sic!) Germania e Francia. Un’affermazione che, seppur fondata su alcuni dati reali, è largamente sopravvalutata, e…</p>
<p>The post <a href="https://www.ilgazzettone.it/italia-meglio-di-francia-e-germania-ma/">Italia meglio di Francia e Germania, ma…</a> first appeared on <a href="https://www.ilgazzettone.it">Il Gazzettone</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;ultima settimana è circolata con insistenza la voce secondo cui l’Italia starebbe superando &#8220;economicamente&#8221; (sic!) Germania e Francia. Un’affermazione che, seppur fondata su alcuni dati reali, è largamente sopravvalutata, e non corrisponde a un cambio strutturale di passo. La realtà, secondo le fonti ufficiali, è più complessa e sfumata.</p>



<p>Secondo la Commissione Europea, la crescita del PIL italiano nel 2025 si attesterà intorno al +0,5%, certamente superiore al +0,0% stimato per la Germania ma comparabile al +0,6% previsto per la Francia (Commissione Europea, Previsioni autunno 2025). Questi dati indicano una crescita debole, ben lontana dal ritmo occhieggiato come possibile vantaggio competitivo. L’Italia naviga quindi in acque lievemente migliori della stagnazione tedesca. </p>



<p>L&#8217;Italia ha già quasi raggiunto la Francia in termini di spread, con una valutazione del rischio simile, nonostante i livelli di povertà assoluta. Questa infatti coinvolge circa 5,7 milioni di persone, mentre in Francia supera i 13 milioni, con popolazioni complessive comparabili. Altro fattore determinante per questo risultato è forse anche una maggiore stabilità politica (mirabile dictu) rispetto ai cugini d&#8217;oltralpe. </p>



<p>L&#8217;Italia ha anche superato la Francia in termini di PIL pro capite a parità di potere d&#8217;acquisto, grazie a prezzi più bassi e a una dinamica demografica con calo della popolazione che aumenta il valore pro capite, ma questo non significa necessariamente una ricchezza nazionale maggiore. </p>



<p>Il Fondo Monetario Internazionale (FMI), nel suo World Economic Outlook di aprile 2025, conferma questo quadro descrivendo l’Italia come una nazione alle prese con bassa produttività e rigidità strutturali, che frenano qualsiasi vera accelerazione economica.</p>



<p>Nel dettaglio, il confronto numerico è chiaro: mentre l’Italia cresce a un ritmo modesto, la Germania mostra stagnazione e la Francia una crescita contenuta ma stabile. Il dato reale italiano si pone al centro di una classifica europea dove la media di crescita è più elevata, specialmente trainata da economie più dinamiche come quella irlandese o spagnola.</p>



<p>Sul piano del debito, il problema si fa ancor più visibile. Nel 2024, il rapporto debito/PIL dell’Italia era fermo a un preoccupante 134,9% (Banca d’Italia), mentre Germania e Francia si mantengono rispettivamente intorno al 70% e al 118% (dati Eurostat). Questa significativa differenza plasma il quadro macroeconomico, imponendo all’Italia rigore fiscale rigoroso per evitare crisi future. Il ministro dell’Economia italiano, Giancarlo Giorgetti, ha dichiarato in Parlamento che la riduzione del deficit verso il 3% e il taglio della spesa interessi sul debito creeranno margini di manovra essenziali, ma si tratta di sacrifici che richiedono tempo e volontà politica.</p>



<p>Il FMI, da parte sua, evidenzia l’urgenza di portare l’avanzo primario a circa il 3% del PIL entro il 2027 per garantire la sostenibilità del debito e scongiurare instabilità finanziarie.</p>



<p>Sul fronte del lavoro, l’Italia presenta un tasso di occupazione pari al 67,4% (Eurostat 2025), distante dagli standard tedeschi (81,3%) e francesi (75,6%). Questo divario segnala inefficienze strutturali nel mercato del lavoro italiano: eccessiva protezione dei posti consolidati, rigidità normative e alti costi gravano sull’assunzione e la crescita produttiva. E&#8217; però vero che l&#8217;Italia mostra miglioramenti significativi nell&#8217;occupazione, con posti di lavoro aumentati e disoccupazione ai minimi da 18 anni, va proseguito il lavoro in questo senso.</p>



<p>La Commissione Europea ribadisce che per stimolare occupazione e produttività in Italia è necessario aprire il mercato del lavoro, ridurre la burocrazia, e promuovere una concorrenza più libera. Il protrarsi di una regolamentazione rigida rischia di esacerbare problemi di lungo termine, aggravati dalla rapida diminuzione della popolazione attiva e dall’invecchiamento demografico.</p>



<p>L’Italia deve ancora liberarsi di pesi e retaggi di un’economia troppo statalizzata e protezionista. Per trarre vantaggio dall’attuale contesto internazionale, il Paese ha bisogno di riforme decisive: liberalizzazione del lavoro, taglio del debito pubblico, e promozione della libera iniziativa privata.</p>



<p>La strada è arci-nota, la volontà politica è sempre mancata in tutti i governi da dopo De Gasperi. Il governo attuale gode di largo consenso, lo può usare per cambiare finalmente il Paese.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Fonti:<br>Commissione Europea, Previsione Economica Autunno 2025; Fondo Monetario Internazionale, World Economic Outlook Aprile 2025; Banca d’Italia, Relazione Debito Pubblico 2024; Eurostat, Dati Occupazione e PIL 2025.</li>
</ul><p>The post <a href="https://www.ilgazzettone.it/italia-meglio-di-francia-e-germania-ma/">Italia meglio di Francia e Germania, ma…</a> first appeared on <a href="https://www.ilgazzettone.it">Il Gazzettone</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Uber valuta l’uso delle stablecoin</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Sep 2025 22:26:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Criptovalute]]></category>
		<category><![CDATA[Stablecoin]]></category>
		<category><![CDATA[Uber]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uber, la multinazionale statunitense nota per i servizi di ride-hailing e consegne, sta valutando la possibilità di utilizzare le stablecoin — criptovalute con valore ancorato a valute tradizionali come il…</p>
<p>The post <a href="https://www.ilgazzettone.it/uber-valuta-luso-delle-stablecoin/">Uber valuta l’uso delle stablecoin</a> first appeared on <a href="https://www.ilgazzettone.it">Il Gazzettone</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Uber, la multinazionale statunitense nota per i servizi di ride-hailing e consegne, sta valutando la possibilità di utilizzare le stablecoin — criptovalute con valore ancorato a valute tradizionali come il dollaro — per ridurre i costi legati ai trasferimenti di denaro tra paesi.</p>



<p>La notizia arriva da una recente dichiarazione del CEO Dara Khosrowshahi durante un evento Bloomberg Tech.</p>



<p>L’azienda opera in più di 70 paesi e movimenta milioni di pagamenti ogni giorno. Attualmente, i costi delle transazioni internazionali sono considerevoli, tra commissioni bancarie, fee di intermediazione e fluttuazioni valutarie. </p>



<p>L’adozione delle stablecoin potrebbe velocizzare e semplificare questi pagamenti, abbattendo costi e tempi di attesa.</p>



<p>«Le stablecoin rappresentano una tecnologia promettente per le imprese globali come Uber», ha detto Khosrowshahi. Queste criptovalute mantengono un valore stabile perché sono sostenute da riserve di denaro o titoli governativi, evitando la volatilità tipica di criptovalute come bitcoin.</p>



<p>Uber si trova dunque nella fase di studio per integrare queste valute digitali nei propri sistemi di pagamento, con l’obiettivo di aumentare l’efficienza e ridurre le spese. La decisione potrebbe rappresentare un cambiamento importante nel modo in cui le grandi aziende gestiscono i trasferimenti di denaro internazionali.</p><p>The post <a href="https://www.ilgazzettone.it/uber-valuta-luso-delle-stablecoin/">Uber valuta l’uso delle stablecoin</a> first appeared on <a href="https://www.ilgazzettone.it">Il Gazzettone</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Il capodanno fiscale negli USA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Sep 2025 17:44:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[servizi pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il weekend si avvicina e negli Stati Uniti aleggia la consueta minaccia dello shutdown federale: il Congresso non ha ancora partorito un accordo sul budget, e il giorno del giudizio…</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il weekend si avvicina e negli Stati Uniti aleggia la consueta minaccia dello shutdown federale: il Congresso non ha ancora partorito un accordo sul budget, e il giorno del giudizio fiscale – cioè la scadenza del 30 settembre, fine dell&#8217;anno fiscale – incombe puntuale come la pioggia nel weekend. </p>



<p>I titoli dei giornali preconizzano servizi pubblici fermati, dipendenti federali costretti a improvvisarsi creativi nella gestione delle finanze, e parchi nazionali che potrebbero finalmente prendersi una meritata pausa dal turismo di coppie di italiani in viaggio di nozze.<a href="https://edition.cnn.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p>In realtà, la storia è più vecchia di me. Il balletto sul budget si consuma pressoché ogni anno e la disputa è sempre la stessa: le infinite fazioni del Congresso bloccano il meccanismo statale in nome di interessi opposti e visioni paradossali della funzione pubblica. </p>



<p>La pratica dello shutdown si è affermata a partire dal 1976, quando il moderno processo di bilancio fu introdotto. Da allora, il paese ha vissuto ben venti episodi di blocco amministrativo, con pochi veri shutdown storicamente significativi. </p>



<p>I più lunghi e dolorosi sono recenti: nel 1995-96 lo scontro tra Bill Clinton e il Congresso repubblicano portò a uno stop di 21 giorni, battuto dal blocco di 35 giorni tra dicembre 2018 e gennaio 2019, nato attorno a una disputa tra la Casa Bianca di Trump e una Camera dominata dai democratici sul finanziamento del muro con il Messico. Nel 2013, il Congresso si fermò per 16 giorni sulle coperture dell&#8217;Affordable Care Act (Obamacare). In media, lo shutdown è frutto di divisioni politiche cristallizzate, dove la legislatura esercita il proprio potere di bilancio come arma negoziale, mentre il Presidente può solo frapporre il veto e attendere che Camera e Senato trovino un compromesso.<a href="https://www.youtrend.it/2019/01/17/usa-shutdown-trump-2019/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p>Gli attori principali, questa volta, si azzuffano su sicurezza dei confini, spese per la difesa e altre sacre vacche della politica americana. Il presidente Trump, le cui inclinazioni per la suspense sembrano perfettamente allineate con i cliffhanger degni di una telenovela argentina, non fa mistero del fatto che un eventuale shutdown potrebbe rivelarsi “giusto”: una potatura necessaria contro i rami secchi del bilancio.<a href="https://www.bloomberg.com/news/videos/2025-09-27/balance-of-power-9-26-2025-video" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p>Il rischio di chiusura non è solo uno spettacolo per la stampa, ma la manifestazione più limpida di quanto sia fragile il patto sociale statunitense sullo Stato. Per gli appassionati di mercati liberi e Stato minimo – quelli che vedono nella chiusura del governo un esperimento pratico di privatizzazione forzata – lo shutdown ha un singolare fascino didattico. È la caricatura della tesi anarco-capitalista: meno Stato, meno problemi. Le agenzie pubbliche restano ferme, i servizi si rimpiccioliscono fino a diventare asintotici, la popolazione riscopre l’incertezza delle regole e i mercati fanno stretching in attesa che qualcuno riaccenda la luce.<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Anarcocapitalismo" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p>Ma il vero dramma non è la sospensione dei servizi, bensì l’assenza di una narrazione chiara: che senso ha uno Stato che ogni anno va incontro al rischio di spegnersi per mancanza di fondi? L’ironia è che il governo statunitense – motore della più grande economia del mondo – deve mendicare consenso dai suoi stessi rappresentanti, come un impiegato che chiede anticipo sulle ferie. Sotto questa patina tragicomica, la realtà riemerge: lo shutdown non è altro che una serie TV, rinnovata ogni stagione, che pochi pagherebbero su Netflix se non fosse che i protagonisti sono dotati di atomiche e di poteri regolatori su Wall Street.</p>



<p>Forse anche qui, come nel complesso militare US, servirebbe una IA per gestire le finanze pubbliche con logica ferrea e zero isterismi. Altrimenti, ai mercati e ai cittadini non resta che trattenere il fiato, godersi lo spettacolo e ricordare che, almeno per qualche giorno, il sogno di uno Stato che non disturba nessuno smette di essere solo un sogno.</p><p>The post <a href="https://www.ilgazzettone.it/il-capodanno-fiscale-negli-usa/">Il capodanno fiscale negli USA</a> first appeared on <a href="https://www.ilgazzettone.it">Il Gazzettone</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Maxi multa Antitrust alle sei grandi del petrolio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Sep 2025 17:39:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[antitrust]]></category>
		<category><![CDATA[benzina]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inflitto una sanzione complessiva di 936,6 milioni di euro a sei colossi petroliferi attivi in Italia: Eni, Esso, Ip, Q8, Saras e…</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inflitto una sanzione complessiva di 936,6 milioni di euro a sei colossi petroliferi attivi in Italia: Eni, Esso, Ip, Q8, Saras e Tamoil. </p>



<p>L’accusa, che non sorprende chi ha almeno preso la patente, è di aver costituito un cartello per coordinare il prezzo della componente “bio” del carburante fra il 1° gennaio 2020 e il 30 giugno 2023.</p>



<p>L’istruttoria, partita da una segnalazione anonima e durata ben tre anni, ha chiarito che tutte le società coinvolte si sono scambiate informazioni allo scopo di mantenere allineato e in aumento quel costo che, da circa 20 euro al metro cubo del 2019, è arrivato a sfiorare i 60 nel 2023. Tradotto in soldoni, alla pompa il prezzo del biocarburante è lievitato di 3-4 centesimi al litro, con un effetto a catena che aggravava degli automobilisti.</p>



<p>Nel comunicato, l’Antitrust sottolinea: «Le sei società hanno posto in essere un’intesa restrittiva della concorrenza finalizzata a coordinare i propri comportamenti in merito al valore della componente biocarburante, determinando un aumento ingiustificato e artificioso dei prezzi a discapito dei consumatori e delle imprese».</p>



<p>Le multe sono state suddivise così: Eni per 336 milioni, Q8 per 172, Ip per 163, Esso per 129, Tamoil per 91 e Saras per 43 milioni di euro. Escluse dalle sanzioni Iplom e Repsol, quest’ultima acquisita da Tamoil.</p>



<p>Chi si aspettava scuse o ammissioni è rimasto deluso. Eni, che si è giocata la quota più pesante della multa, ha respinto l’accusa parlando di «ricostruzione artificiosa che ignora le logiche di mercato e travisa la realtà dei fatti». </p>



<p>Il controllo contro gli oligopoli e i cartelli riveste un&#8217;importanza cruciale per preservare l&#8217;equità e l&#8217;efficienza del mercato e  il benessere del consumatore finale.</p><p>The post <a href="https://www.ilgazzettone.it/maxi-multa-antitrust-alle-sei-grandi-del-petrolio/">Maxi multa Antitrust alle sei grandi del petrolio</a> first appeared on <a href="https://www.ilgazzettone.it">Il Gazzettone</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Giorgetti spara sulla Commissione Europea, ma dovrebbe guardarsi l&#8217;ombelico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Sep 2025 13:10:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[DPFP]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgietti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto al Senato, ha tracciato un quadro delle principali sfide economiche italiane, con un focus netto sulla prossima legge di bilancio e sul rapporto con…</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto al Senato, ha tracciato un quadro delle principali sfide economiche italiane, con un focus netto sulla prossima legge di bilancio e sul rapporto con l’Europa. Nel suo discorso, ha sottolineato la necessità di un “mea culpa” comunitario riguardo alla transizione green, definita un disastro per l’industria, in particolare per il settore automotive, penalizzato da iper-regolamentazione e eccessiva burocrazia.</p>



<p>I numeri del Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) si allineano con le stime OCSE, ma restano al di sotto delle previsioni &#8211; più ottimistiche &#8211; della Commissione Europea. A pesare sono fattori esterni come le tensioni geopolitiche e i prezzi energetici elevati, ma anche una situazione internazionale complessa che limita gli spazi di manovra.</p>



<p>Sul fronte dei conti pubblici, il deficit dovrebbe attestarsi vicino al 3% del PIL, soglia cruciale che potrebbe permettere all’Italia di abbandonare la procedura europea per disavanzi eccessivi già nella primavera del 2026. Il Tesoro prevede emissioni di titoli di Stato per almeno 20 miliardi di euro nei prossimi mesi, con due nuovi BTP a 5 e 10 anni e la riapertura di titoli a medio-lungo termine. Cruciale è stato il calo dello spread BTP-Bund, tornato intorno agli 80 punti, che ha liberato risorse per oltre 13 miliardi di euro nel biennio 2025-26 riducendo il peso della spesa per interessi.</p>



<p>In tema salariale, il ministro ha rivolto un appello alle imprese affinché partecipino al rilancio della crescita salariale, in sinergia con il recupero dei contratti arretrati nella pubblica amministrazione, per cui la legge di bilancio 2024-30 ha stanziato risorse importanti. Si tratta, a suo dire, di un elemento essenziale per sostenere la domanda interna e la coesione sociale. </p>



<p>Il percorso di riforma e di pianificazione economica è integrato da una revisione tecnica del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), con la rimodulazione degli obiettivi e la creazione di “facility” finanziarie, veicoli che consentono di estendere i tempi di utilizzo dei fondi europei legati alle famose “comunità energetiche” e altri progetti, sostenendo investimenti per circa 10 miliardi, in parte destinati a semplificare l’accesso agli incentivi per le imprese.</p>



<p>Sul versante dell’edilizia privata, si profila una riforma del Testo unico del settore con una bozza di disegno di legge delega che introduce semplificazioni significative, come la sanatoria facilitata per abusi edilizi precedenti al 1° settembre 1967, strumenti di silenzio-assenso per accelerare i permessi e il rafforzamento della digitalizzazione tramite il fascicolo del fabbricato, una sorta di “storia digitale” degli immobili.</p>



<p>Non si possono tacere alcune criticità evidenti nella linea politica delineata dal Governo.</p>



<p>Innanzitutto, la crescita prevista per il 2025, ferma allo 0,5% secondo il Documento programmatico di finanza pubblica, è al di sotto della già modesta previsione della Commissione Europea e delle aspettative del sistema economico. Questa crescita bassa, quasi stagnante, riflette carenze strutturali che la manovra non sembra affrontare con la necessaria incisività, rischiando di lasciare il Paese in una situazione di sviluppo rallentato e fragile.</p>



<p>L’appello del ministro Giorgetti alle imprese affinché contribuiscano al rilancio salariale, nonostante sia formalmente condivisibile, appare insufficiente e poco supportato da concrete politiche di contrasto alla stagnazione salariale. In Italia i salari reali sono fermi da oltre 15 anni, con un calo significativo del potere d’acquisto. Senza la crescita economica, la promessa di rialzi rischia di restare lettera morta, esponendo il Paese a nuove tensioni sociali e perdita di competitività interna.</p>



<p>Sul fronte degli incentivi alle imprese, le critiche arrivano da più parti per la scarsa efficacia degli strumenti messi in campo. Le misure di Industria 5.0, concepite come volano per la modernizzazione, mostrano tassi di utilizzo bassissimi, dovuti a regole troppo complesse e procedure burocratiche che scoraggiano le aziende, in particolare le Pmi, a sfruttare appieno le opportunità. La mancanza di una vera semplificazione rischia di penalizzare ancora una volta il tessuto produttivo, ostacolando l’innovazione e la competitività. Anzi, una semplificazione estesa, più che gli incentivi economici, sembra sempre più la strada da seguire.</p>



<p>Infine, la bozza di riclassificazione degli abusi edilizi, sulle quali si annuncia una facilitazione della sanatoria, solleva dubbi profondi. Il rischio è di legittimare irregolarità con effetti deleteri per il territorio, la sicurezza e la legalità, alimentando un sistema ambiguo che non affronta con fermezza il problema degli abusi diffusi, tra i reati più frequenti e impattanti in Italia. La politica delle tolleranze rischia di compromettere la qualità urbana e rallentare gli interventi di rigenerazione necessari per uno sviluppo sostenibile.</p>



<p>Questi aspetti segnalano che, al di là dei buoni propositi espressi, la politica economica italiana si trova ancora di fronte a scelte complesse che richiedono coraggio e visione, oltre a una più efficace capacità amministrativa per tradurre strategie in risultati concreti e duraturi.</p>



<p></p><p>The post <a href="https://www.ilgazzettone.it/giorgetti-spara-sulla-commissione-europea/">Giorgetti spara sulla Commissione Europea, ma dovrebbe guardarsi l’ombelico</a> first appeared on <a href="https://www.ilgazzettone.it">Il Gazzettone</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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